DPCM: non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, 2 e 4 del D.L. n. 19/2020

DPCM: non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, 2 e 4 del D.L. n. 19/2020

La Consulta è stata chiamata a pronunciarsi circa la
legittimità costituzionale dei decreti legge n. 61
e n. 192
del 2020, debitamente convertiti in legge, concernenti
l’adozione di misure urgenti di contenimento e di gestione
dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.
L’occasione per il chiarimento, si è originata
dall’opposizione avverso la sanzione amministativa con la
quale si contestava ad un cittadino di aver contravvenuto
al divieto imposto nel corso del lockdown dell’aprile 2020,
di uscire di casa solo per comprovati motivi di salute e/o di
lavoro, divieto previsto dal d.P.C.M. 22 marzo 20203.
Per il Giudice di pace adito, il divieto di cui al decreto
legge, poi riportato nel d. P.C.M., avrebbe attribuito al
Presidente del Consiglio dei Ministri, la funzione legislativa
o, comunque, poteri straordinari, in violazione degli articoli
76, 77 e 78 della Costituzione e in aperto contrasto “con il
principio indiscusso di tipicità delle fonti-atto di
produzione normativa” e al di fuori dell’unica ipotesi di
emergenza costituzionalmente rilevante che è quella dello
stato di guerra. Al di fuori di questo, a parere del
remittente, nessun’altra ipotesi può essere fonte di poteri
speciali o può legittimare l’esistenza di fonti di produzioni
normative diverse da quelle previste e disciplinate
dall’ordinamento italiano.
Inoltre, le norme censurate, avrebbero delegato al d.P.C.M
22 marzo 2020, la definizione di nuovi illeciti
amministrativi, attribuendogli la cosiddetta “forza di
legge”, fondamentale per soddisfare il principio di legalità
delle sanzioni amministrative, di cui all’art. 1 della legge 24
novembre 1981 n. 689. Così facendo, si sarebbe “aggirato
il principio cardine di cui agli artt., 76 e 77 Cost., per cui la
funzione legislativa è affidata al Parlamento, che può
delegarla solo con una legge-delega e comunque
giammai ad atti amministrativi”.
Il giudice delle leggi ha ritenuto, nel merito, le questioni di
legittimità costituzionale degli articoli 1, 2 e 4 del D.L. n. 19
del 2020, non fondate in quanto quest’ultimo ha non solo
tipizzato le misure adottabili dal Presidente del Consiglio
ma, nello stabilire che la relativa esecuzione debba
avvenire secondo i principi di adeguatezza e di
proporzionalità, gli ha anche imposto un criterio tipico di
esercizio della discrezionalità amministrativa, di per sé
incompatibile con l’attribuzione della potesta legislativa.
La Corte ha richiamato la relazione illustrativa del disegno
di legge di conversione, evidenziando che il d.l. n. 19 del
2020, si è posto l’obiettivo di “sottoporre a una più
struggente interpretazione del principio di legalità, la
tipizzazione delle misure potenzialmente applicabili per la
gestione dell’emergenza” e tale obiettivo ha perseguito
“con una compilazione che riconduce a livello di fonte
primaria il novero di tutte le misure applicabili
all’emergenza stessa, nel cui ambito i singoli
provvedimenti emergenziali attuativi potranno discernere,
momento per momento e luogo per luogo, quelle di cui si
ritenga esservi concretamente maggiore bisogno per
fronteggiare nel modo più efficace l’emergenza stessa”.
Il contenuto tipizzato del decreto del Presidente del
Consiglio dimostra l’insussistenza della tesi avanzata dal
remittente circa il conferimento della potestà legislativa da
parte del decreto legge e, per questi motivi, le questioni di
legittimità costituzionale degli artt. 1, 2 e 4 del richiamato
D.L. n. 19/2020, vanno dichiarate non fondate non avendo
conferito alcuna funzione legislativa al di fuori delle
previsioni degli articoli 76 e 77 Cost., né poteri straordinari
in violazione dell’art. 78 Cost., ma hanno solamente
attribuito il compito di dare esecuzione alla norma
primaria attraverso atti amministrativi sufficientemente
tipizzati. Inoltre, la sentenza, al punto n. 4 ha evidenziato
ha evidenziato che “la violazione di che trattasi è stata
commessa, (…), il 20 aprile 2020, e a tale data il d.P.C.M.
22 marzo 2020 non aveva più efficacia, avendola perduta
il 14 aprile 2020, a norma dell’art. 8, commi 1 e 2, del
d.P.C.M. 10 aprile 2020, attuativo del d.l. n. 19/2020”.,
pertanto: “la fattispecie oggetto del giudizio a quo non è
in alcun modo interessata dalle disposizioni del d.l. n.
19/2020 e, in attuazione di quest’ultimo, era già stato
emanato un d.P.C.M. sostitutivo.
La Corte, nel ribadire che la competenza legislativa per il
contenimento della pandemia spetta in esclusiva allo
Stato, ha osservato che il modello tradizionale di gestione
delle emergenze affidato alle ordinanze contingibili e
urgenti, culminato nell’emanazione del codice della
protezione civile, “se da un lato appare conforme al
disegno costituzionale, dall’altro non ne costituisce l’unica
attuazione possibile” e, sulla base di quanto rilevato dal
Consiglio di Stato, in sede consultiva, su ricorso
straordinario del Presidente della Repubblica per
l’annullamento di alcuni d.P.C.M. attuativi del D.L. n.
19/2020, sia la legislazione sulle ordinanze contingibili e
urgenti, sia il codice della protezione civile, “non
assurgono al rango di leggi rinforzate” e, pertanto, il
Parlamento “ha ben potuto coniare un modello alternativo
per il tramite della conversione in legge di decreti-legge
che hanno rinviato la propria esecuzione ad atti
amministrativi tipizzati”.
Per i motivi esposti, la Consulta ha dichiarato:
inammissibili le questioni di legittimità costituzionale
degli artt. l, 2 e 3 del decreto-legge 23 febbraio
2020, n. 6 convertito, con modificazioni, nella legge 5
marzo 2020, n. 13, sollevate in riferimento agli artt.
76, 77 e 78 della Costituzione;
non fondate le questioni di legittimità costituzionale
degli artt. l, 2 e 4 del decreto-legge 25 marzo 2020,
n. 19 convertito, con modificazioni, nella legge 22
maggio 2020, n. 35, sollevate in riferimento agli artt.

76, 77 e 78 Cost.

Note

  1. Misure urgenti in materia di contenimento e
    gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid19, convertito, con modifiche, nella Legge 5 marzo
    2020, n. 13.
  2. Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza
    epidemiologica da COVID 19, convertito, con
    modifiche, nella Legge 22 maggio 2020, n. 35.
  3. Ulteriori disposizioni attuative del decreto legge
    23 febbraio 2020, n. 6, recante Misure urgenti in
    materia di contenimento e gestione dell’emergenza
    epidemiologica da COVID 19, applicabili sull’intero
    territorio nazionale.,

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