Esenzione accise su carburanti per imbarcazioni private: Corte Ue condanna l’Italia

Esenzione accise su carburanti per imbarcazioni private: Corte Ue condanna l’Italia

Con la sentenza emessa
nella causa C-341/20 del 19
settembre 2021, la Corte di
Giustizia censura quanto
previsto dalla normativa
italiana in merito alla
concessione di esenzione dall’accisa sui carburanti
utilizzati da imbarcazioni private da diporto oggetto di un
contratto di noleggio (testo in calce).
Sommario

  1. Analisi della normativa europea ed italiana in tema di
    esenzione dall’accisa sui carburanti utilizzate da
    imbarcazioni private da diporto
  2. Premessa alla decisione della Corte
  3. Considerazioni della Corte di Giustizia e decisione
    finale
  4. Analisi della normativa europea ed
    italiana in tema di esenzione
    dall’accisa sui carburanti utilizzate da
    imbarcazioni private da diporto
    Analizzando l’oggetto della questione, l’art. 14, paragrafo 1
    della direttiva 2003/96 prevede che gli Stati membri
    possano esentare dalla tassazione i “carburanti per la
    navigazione nelle acque [dell’Unione] (compresa la
    pesca), diversa dalla navigazione delle imbarcazioni
    private da diporto”, considerando come imbarcazioni da
    diporto “qualsiasi imbarcazione usata dal suo proprietario
    o dalla persona fisica o giuridica autorizzata in virtù di un
    contratto di locazione o di qualsiasi altro titolo, per scopi
    non commerciali” (lettera c).
    Tale direttiva è stata recepita nell’ordinamento italiano con
    il D.Lgs. n. 26/2007, con il quale è stato modificato il
    D.Lgs. n. 504/95 contenente la disciplina della tassazione
    indiretta della produzione e del consumo di prodotti
    energetici.
    L’allegato I, di quest’ultimo decreto legislativo, al punto 3
    della tabella A prevede, conformemente al dettato della
    Direttiva in questione, l’esenzione per gli “impieghi come
    carburanti per la navigazione nelle acque marine
    [dell’Unione], compresa la pesca, con esclusione delle
    imbarcazioni private da diporto”.
    Il MEF, per regolamentare la corretta applicazione
    dell’esenzione, ha adottato il decreto n. 225/2015, al cui
    art. 1, comma 6, prevede l’esclusione dall’esenzione con
    riferimento alle imbarcazioni private da diporto, facendo
    salvi però “i rifornimenti alle unità adibite ad esclusivo
    scopo commerciale mediante contratto di noleggio […],
    sempreché ricorrano la necessaria assunzione
    dell’esercizio nonché l’utilizzazione della medesima unità
    direttamente da parte del soggetto esercente l’attività di
    noleggio”.
    Tale ultimo decreto è stato meglio chiarito dalla circolare
    5/D dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, del 15
    marzo 2016, con la quale viene accordata l’esenzione “per
    la navigazione nelle acque marine comunitarie di unità da
    diporto adibite ad esclusivo scopo commerciale mediante
    contratto di noleggio” (punto I, lettera D).
    La normativa italiana, in definitiva, riconosce l’esenzione
    nei casi di noleggio, in quanto tale tipo contrattuale
    costituisce, per il diritto interno, un’attività commerciale
    per il noleggiante.
  5. Premessa alla decisione della Corte
    Andando per gradi, la questione ha inizio il 18 maggio
    2018 con l’invio di una lettera, della Commissione, di
    messa in mora alla Repubblica italiana, con la quale veniva
    chiesto allo Stato membro di presentare osservazioni in
    merito alla presunta violazione riguardo l’applicazione
    dell’art. 14, paragrafo 1, lettera c), della Direttiva 2003/96.
    Nello specifico la Commissione lamentava la violazione
    del diritto dell’Unione derivante dal fatto che, il diritto
    italiano, concedeva il beneficio dell’esenzione dall’accisa
    ai carburanti utilizzati da imbarcazioni private da diporto in
    contratto di noleggio, non prendendo però in
    considerazione l’uso effettivo che ne avrebbe fatto
    l’utilizzatore finale (noleggiatore), bensì considerando
    esclusivamente l’attività svolta dal noleggiante.
    A tale lettera di messa in mora, la Repubblica italiana
    rispondeva il 12 luglio 2018, con una lettera in cui
    sosteneva che l’analisi della Commissione si fondava su
    un’ambiguità risolvibile considerando le definizioni di
    noleggio e di locazione in vigore in Italia nel settore
    marittimo.
    Ancora, il 9 novembre 2018, la Commissione, valutata la
    risposta dello Stato membro, nel suo parere motivato
    confermava la propria posizione, ribadendo cioè la
    censura sulla normativa italiana che, come già detto,
    concedeva il beneficio dell’esenzione dall’accisa
    indipendentemente dell’effettivo uso fatto
    dell’imbarcazione dall’utilizzatore finale.
    A tal punto il 24 luglio 2020 la Commissione, dopo aver
    ricevuto una ulteriore lettera da parte delle Repubblica
    italiana il 9 gennaio 2019 con la quale sostanzialmente lo
    Stato membro confermava quanto già indicato nelle
    precedenti missive, ha proposto ricorso per
    inadempimento alla Corte di Giustizia, non ritenendo
    soddisfacenti le spiegazioni fornite.
  6. Considerazioni della Corte di
    Giustizia e decisione finale
    A seguito dell’analisi dei dettati normativi, europeo ed
    italiano, la Corte, conformemente a quanto sostenuto dalla
    Commissione, afferma che l’esenzione in questione è
    subordinata al fatto che i carburanti vengano utilizzati per
    operazioni di navigazione esclusivamente per scopi
    commerciali, cioè quando l’imbarcazione venga
    direttamente utilizzata nella prestazione a titolo oneroso.
    Evidenziando, quindi, che la concessione o il rifiuto
    dell’esenzione devono essere basate sull’effettivo utilizzo
    dell’imbarcazione adottato dal noleggiatore, rilevando ai
    fini dell’esenzione esclusivamente l’utilizzo per scopi
    commerciali dell’utilizzatore finale.
    Nel contratto di noleggio rientra la circostanza in cui, oltre
    all’imbarcazione, sia messo a disposizione del
    noleggiatore anche l’equipaggio. In tali circostanze il
    noleggiatore resta comunque il dominus dell’utilizzazione
    dell’imbarcazione, per cui sarà quest’ultimo utilizzo a
    dover essere preso in considerazione per valutare
    l’applicazione o meno dell’esenzione, valutando cioè se
    tale utilizzo abbia fine commerciale o meno.
    Tale interpretazione è assolutamente aderente alla finalità
    con cui la Direttiva 2003/96 è stata emanata, cioè quella
    di “tassare i prodotti energetici in funzione della loro
    effettiva utilizzazione e non di istituire esenzioni a
    carattere generale”.
    Per questi motivi, la normativa italiana circa la
    concessione del diritto all’esenzione in caso di contratto di
    noleggio, includendo indistintamente attività commerciali
    e di diporto del noleggiatore, si pone in contrasto sia con il
    dettato dell’art. 14, paragrafo 1, lettera c), della Direttiva
    2003/96, sia con le successive interpretazioni fornite dalla
    Commissione e dalla Corte.
    La stessa Corte di Giustizia, nella sentenza in questione,
    opera poi una distinzione tra il contratto di noleggio e
    rapporti contrattuali di altro tipo, i quali, pur essendo
    qualificati anch’essi come noleggio, hanno come oggetto
    del contratto un insieme di servizi anche diversi rispetto a
    quelli di sola navigazione di cui il contraente ne beneficia
    “in quanto persona trasportata senza avere il controllo
    sull’utilizzazione dell’imbarcazione”.
    Servizi di tale specie si possono riscontrare, ad esempio,
    sulle nostre coste dove si può fruire di un natante per
    escursioni. In questi casi l’imbarcazione è utilizzata
    esclusivamente per la prestazione dei suddetti servizi,
    mentre i contraenti sono “passivi” in relazione all’effettivo
    controllo dell’imbarcazione.
    É in tale ipotesi che l’esenzione prevista dalla Direttiva può
    essere concessa.
    La Corte conclude, alla luce delle considerazioni esposte,
    ritenendo che la Repubblica italiana sia venuta meno agli
    obblighi che le incombono in forza dell’art. 14, paragrafo 1,
    lettera c), della Direttiva 2003/96.
    CORTE UE, SENTENZA 16 SETTEMBRE 2021 (C341/20) >> SCARICA IL PDF

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