Incidente per abbagliamento: scatta il concorso di colpa

Incidente per abbagliamento: scatta il concorso di colpa

Quando viene investito un pedone, anche se costui ha
tenuto una condotta imprudente, l’investitore è
corresponsabile se non tiene una velocità adeguata
Concorso di colpa e investimento del pedone
Colpa del pedone e del conducente del motociclo
L’abbagliamento non esclude la responsabilità
Il conducente che va veloce è sempre responsabile
Concorso di colpa e investimento del
pedone
Il Tribunale di Bergamo, chiamato a pronunciarsi sulla
spettanza dei danni causati alla famiglia di una ragazza,
vittima di un investimento da parte di un motociclo,
nell’affermare la responsabilità del 90% della de cuius,
non nega il diritto al risarcimento, perché la conducente
del mezzo ha comunque una responsabilità del sinistro
pari al 10%. Non regge infatti il tentativo di discolparsi
della ragazza, adducendo l’abbagliamento dei raggi del
sole. La distanza dal punto d’impatto infatti avrebbe
consentito alla stessa, se avesse tenuto una velocità
adeguata alle circostanze, di evitare l’urto con la vittima.
Questo quanto emerge dalla sentenza del Tribunale di
Bergamo n. 1098/2021 (sotto allegata).
La vicenda processuale
Il Tribunale di Bergamo viene adito da due genitori, che
agiscono in proprio e per conto dei figli, per ottenere il
risarcimento dei danni derivati da un sinistro stradale in
cui la figlia ha perso la vita dopo l’impatto con un
motociclo. Il sinistro si è verificato perché la de cuius ha
attraversato una strada da sinistra verso destra senza
utilizzare le vicine strisce pedonali, situate a una distanza
non superiore ai 100 metri dal punto d’impatto.
Colpa del pedone e del conducente del
motociclo
Per il Tribunale di Bergamo la domanda degli attori è
fondata e merita di essere accolta perché in relazione al
sinistro deve attribuirsi il 10% della responsabilità alla
conducente del motoveicolo investitore e il restante 90%
al pedone.
Dalle prove è pacifico che la vittima ha attraversato la
strada senza avvalersi delle strisce pedonali, distanti a
circa 100 metri dal punto di impatto, in violazione dell’art.
190 del Codice della Strada. La giovane non si è infatti
accorta del sopraggiungere del motociclo, anche se aveva
visione del mezzo, come emerso dalla perizia redatta in
sede penale.
L’abbagliamento non esclude la
responsabilità
La condotta imprudente del pedone però non esclude
completamente quella del conducente del motoveicolo,
responsabile nella misura del 10% nel caso di specie.
L’andamento del motociclo infatti non era adeguato allo
stato dei luoghi, alla visibilità e alle circostanze del caso
specifico, tanto da impedire al mezzo di arrestarsi
immediatamente al fine di scongiurare l’investimento.
Sulla addotta visibilità compromessa da parte del
conducente del motociclo il Tribunale ricorda che:
” l’art. 141 del D.Lgs. n. 285 del 1992 ratione temporis
applicabile considera altresì la “visibilità” quale
parametro di adeguamento dell’andatura;
In tema di circolazione stradale, l’abbagliamento da
raggi solari del conducente di un automezzo non
integra un caso fortuito e, pertanto, non esclude la
penale responsabilità per i danni che ne siano derivati
alle persone. In una tale situazione (di
abbagliamento) il conducente è tenuto a ridurre la
velocità e anche ad interrompere la marcia,
adottando opportune cautele onde non creare
intralcio alla circolazione ovvero l’insorgere di altri
pericoli, ed attendere di superare gli effetti del
fenomeno impeditivo della visibilità.”
L’abbagliamento lamentato dalla conducente nel caso
specifico non è stato improvviso e talmente vicino al
pedone da impedirle di arrestare per tempo il mezzo.
Anche a voler seguire l’orientamento più rigoroso della
giurisprudenza che considera l’abbagliamento una
circostanza irrilevante per la configurabilità della colpa, il
giudice rileva che la conducente ha dichiarato di essere
stata colpita dai raggi del sole pochi metri dopo il dosso,
distante rispetto al luogo dello scontro in misura tale (36
metri) da permetterle di rallentare e arrestare il mezzo.
Il conducente che va veloce è sempre
responsabile
Ricorda quindi il Tribunale che “L’accertamento del
comportamento colposo del pedone investito da veicolo
non è sufficiente per l’affermazione della sua esclusiva
responsabilità, essendo pur sempre necessario che
l’investitore vinca la presunzione di colpa posta a suo
carico dall’art. 2054, primo comma, cod. civ., dimostrando
di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno.
Pertanto, anche nel caso in cui il pedone – nell’atto di
attraversare la strada in un punto privo di strisce pedonali

  • abbia omesso di dare la precedenza ai veicoli che
    sopraggiungevano ed abbia iniziato l’attraversamento
    distrattamente, sussiste comunque una concorrente
    responsabilità del conducente il veicolo investitore, ove
    emerga che costui abbia tenuto una velocità eccessiva o
    non adeguata alle circostanze di tempo e di luogo.

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