La pronuncia della Corte Costituzionale sull’elezione dei Sindaci delle Città metropolitane: illegittima la legge Delrio.

La pronuncia della Corte Costituzionale sull’elezione dei Sindaci delle Città metropolitane: illegittima la legge Delrio.

“L’attuale disciplina sui sindaci delle Città metropolitane è
in contrasto con il principio di uguaglianza del voto e
pregiudica la responsabilità politica del vertice dell’ente
nei confronti degli elettori. Spetta però al Legislatore e non
alla Corte costituzionale, introdurre norme che assicurino
ai cittadini la possibilità di eleggere, in via diretta o
indiretta, i sindaci delle Città metropolitane”.
Con la sentenza n. 240 dello scorso 7 dicembre, la
Consulta ha stabilito che la disciplina dei sindaci delle
Città metropolitane, contenuta nella Riforma degli Enti di
area vasta, prevista dall’art. 1, comma 19, della L. n.
56/2014 e le corrispondenti norme in materia della
Regione Sicilia, secondo le quali il sindaco delle Città
metropolitane non è una carica elettiva perchè si
indentifica, automaticamente, con il sindaco del Comune
capoluogo, “è in contrasto con il principio di uguaglianza
del voto e pregiudica la responsabilità politica del vertice
dell’ente nei confronti degli elettori”.
La questione di legittimità costituzionale era stata
sollevata dalla Corte d’appello di Catania, chiamata a
riformare la sentenza con cui il Tribunale aveva dichiarato
inammissibile il ricorso che un cittadino aveva formulato
contro le norme della legge Delrio che non consentono
l’elezione diretta per la carica di sindaco di Città
metropolitane, a differenza del presidente della Provincia,
eletto dai sindaci e dai consiglieri comunali del territorio.
La questione di legittimità costituzionale ha riguardato:

  • gli articoli 13, comma 1 e 14 della legge della Regione
    Sicilia n. 15 del 2015 ( Disposizioni in materia di liberi
    Consorzi comunali e Città metropolitane), come sostituiti
    dall’art. 4, commi 1 e 2, della legge della Regione Siciliana
    n. 23 del 2018 (Norme in materia di Enti di area vasta);
  • l’articolo 1, comma 19, della legge n. 56 del 2014 (
    Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle
    unioni e fusioni di comuni): “il sindaco metropolitano è di
    diritto il sindaco del comune capoluogo”.
    La Corte ha messo in risalto l’impossibilità di un intervento
    manipolativo sulla normativa richiamata perchè di
    competenza esclusiva del legislatore, dichiarando,
    pertanto, l’inammissibilità delle questioni sollevate.
    Nel percorrere l’iter di approvazione della L. n. 56 del
    2014, che ha ravvisato nelle Città metropolitane e nelle
    Province i due enti territoriali destinati a rappresentare il
    livello di governo intermedio tra Comuni e Regioni, la
    Corte ha ribadito che solo il legislatore può apportare le
    opportune modifiche al sistema elettorale per consentire
    l’elezione diretta del Sindaco metropolitano ad opera di
    tutti i cittadini residenti nel territorio della città
    metropolitana “con specifico riferimento agli aspetti
    anche di natura politica che connotano la materia
    elettorale”.
    Dalla lettura della richiamata normativa emerge la
    sussistenza di un meccanismo elettivo differenziato per le
    due forme di governo locale, uno di individuazione del
    Sindaco metropolitano, coincidente con la durata in carica
    del Sindaco del comune capoluogo e l’altro di elezione
    diretta del Presidente della Provincia1
    di durata doppia
    rispetto a quella del Consiglio provinciale.
    A parere della Consulta, la previsione normativa fu il
    risultato di una scelta discrezionale del legislatore del
    2014, dettata dalla supposta eliminazione delle Province,
    prevista dalle legge di riforma costituzionale ma non
    entrata in vigore a seguito dell’esito negativo del
    referendum costituzionale del 2016. Questa circostanza
    “ha privato il meccanismo di designazione prefigurato per
    il sindaco metropolitano del suo necessario presupposto,
    vale a dire l’operare delle Città metropolitane come unici
    enti di area vasta, cui sarebbero stati devoluti
    primariamente compiti di coordinamento delle funzioni dei
    comuni del territorio e di pianificazione strategica”.
    La Corte sollecita, dunque, l’intervento del legislatore
    affinchè si superi l’ingiustificato diverso trattamento
    riservato agli elettori residenti nel territorio delle Città
    metropolitane rispetto a quello delineato per gli elettori
    residenti nei territori delle Province e ciò in quanto
    l’attuale sistema non risulta “in sintonia con le coordinate
    ricavabili dal testo costituzionale con riguardo al
    contenuto essenziale dell’uguaglianza di voto”.

Note:

  1. Articolo 1, commi da 58 a 66, della L.n. 56/2014.

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